"Prova il Tanzania!" - La storia del mio AA Top Quality

caffè rinaldi

In Tanzania non ci sono mai stato ma è un luogo che mi ha sempre affascinato per quella sua natura remota ed incantevole e per le sue aree protette, dove una fauna selvatica e di altri tempi ci ricorda fermamente che questa è l’Africa e che in questi posti rischi di lasciarci davvero il cuore. 

Sarà per questo motivo che anni fa, durante una telefonata con Stefano Panichi, all’epoca mio mentore nel mondo del caffè, quando gli chiesi consiglio per una Miscela di solo Caffè Arabica in cui volevo valorizzare una buona acidità e delle note piacevolmente fruttate, alla sua risposta di provare con il Tanzania che avrebbe di certo donato un gusto più complesso alla miscela senza spezzare tuttavia il suo equilibrio, io accettai subito.
Così ordinai il mio primo sacco di Tanzania AA Top Quality. Ricordo ancora alcuni frammenti di quella telefonata, compreso il celebre “Prova con il Tanzania“ che di colpo mi aveva tanto convinto. E ricordo ancora la prima volta che lo assaggiai in espresso dopo averlo tostato. In quel periodo non ero ancora abituato ad un gusto particolarmente acido nel caffè, avevo solo assaggiato un caffè Keniota proveniente da una torrefazione spagnola di cui non ricordo il nome ma solo il gusto incredibilmente vinoso e la sua altissima acidità. Fui colpito da una nota di frutta gialla, anche se non l’avrei saputa definire come tale, e da un persistente retrogusto di cioccolata, quello sì, facile da riconoscere, e pensai che fosse il caffè perfetto che mancava alla mia miscela. Mi piacque così tanto che decisi di proporlo anche da solo, come Singola Origine.
Sempre in quegli anni, agli esordi del mio lavoro, iniziai anche a spedire caffè con ordini ricevuti via internet, dove mi ero fatto conoscere grazie ad alcuni fortunati articoli pubblicati sul blog Il Caffe Espresso Italiano dove stavo raccontando la mia avventura nel mondo del caffè.

 Caffè Rinaldi - Tanzania AA Top Quality

Caffè Rinaldi - Tanzania AA Top Quality

In quel modo incontrai Marco, un ragazzo di Siena che nel tempo sarebbe diventato un mio affezionato cliente. Credo che fosse la persona più entusiasta di questo caffè e lo ripeteva sempre anche quando, per un mio capriccio, pensai di togliere il Tanzania dal catalogo dei miei prodotti e andare in cerca di nuovi gusti.
Anni dopo, quando la mia tiepida storia di torrefattore si sarebbe evoluta, trasformata, diventando praticamente un’altra storia, questo Tanzania è ancora qui, bello e vegeto come sempre, presentato con una nuova etichetta e definito con un ricercato e costante profilo di tostatura. Ed è stato divertente parlarne ancora con Marco e ricordare il suo consiglio di tenere, anzi di valorizzare, questo caffè africano che tante soddisfazioni mi ha poi dato. 
Marco è ancora mio cliente. Il Tanzania è ancora un mio caffè che adesso propongo solo in Singola Origine, tostato sia per espresso che per filtro.  

Le cose, in fondo, non sono cambiate, al massimo sono soltanto… migliorate! 

Naturalmente, per vocazione e per passione, preferisco scendere nei dettagli nel mio lavoro e approfondire tutto ciò che mi circonda e che vendo. Per questo motivo, tormentai Chiara e Francesca, le figlie di Stefano Panichi, titolari di Sister’s Coffee, azienda di importazione di caffè crudo dalla quale mi rifornisco per l’acquisto di molti miei caffè. Chiesi loro tutte le informazioni possibili su questo caffè in modo da farle diventare parte del mio bagaglio culturale e poi raccontarle ai miei clienti. Dopo una loro ricerca esaustiva, riuscii a scoprire tutto nei dettagli: Produttore, Regione di produzione, Varietà del chicco di caffè, Processo di Lavorazione e Altitudine. Proseguii anche io in questa ricerca perché il nome della zona di produzione aveva un tono davvero inconsueto e affascinante: NgoroNgoro.

Scoprii che questo caffè era coltivato alle pendici del cratere vulcanico di NgoroNgoro, il cui sottosuolo è ricco di sostante minerali, e che esiste un’importante associazione, la TCA Tanzania Coffee Association, che ha il compito di tutelare e valorizzare la produzione di caffè in Tanzania, di cui fanno parte coltivatori di caffè, produttori, esportatori e anche torrefattori locali.
Questa associazione si impegna a garantire uno standard di eccellenza in tutte le fasi di lavorazione del caffè. La direzione è composta da dodici “Management Members“ (info pubblicata sul loro sito ufficiale nel Febbraio 2018 ) tra i quali notai Mr Tahseel Sherrif, il proprietario della Sheriff Dewji & Sons Ltd, produttrice del Tanzania AA Top Quality che io acquisto, il cui nome, Sheriff Dewji appunto, ho inserito nell’etichetta del mio caffè.
Fu un grande piacere per me capire che Mr Sheriff, nel mondo del caffè in Tanzania, è una persona di rilievo. Sto pensando di scrivergli dopo aver concluso questo articolo, per provare ad instaurare con lui un bel rapporto di corrispondenza, in un’ottica generale, per me davvero importante, di rapporto diretto con ciascun produttore e coltivatore dei caffè che io utilizzo.  

Ma torniamo a noi e a raccontare di questo Tanzania che in fondo mi ha sempre entusiasmato e che proprio negli ultimi mesi ha trovato posto anche in un bellissimo albergo situato nel cuore di Roma, a Trastevere.  

Sto parlando dell’Hotel San Francesco, dove ogni mattina il nostro Tanzania viene macinato fresco ed estratto in Filtro per essere servito, durante la colazione, ai clienti dell’albergo.
Ed è proprio in una mattina di pochi giorni fa, bevendo una tazza di Tanzania in filtro nelle comode poltrone della hall, insieme al titolare Daniele Frontoni, che è nata l’idea di questo blog. Uno spazio dove raccontare la mia avventura nel mondo del caffè in forma curiosa e coinvolgente, attraverso tutto ciò che mi riguarda ed entrando in tutti i dettagli.
Ho deciso quindi di iniziare proprio con il Tanzania, il caffè che in quegli istanti stava accompagnando la nostra chiacchierata. E già agli ultimi sorsi della bevanda, che raffreddandosi rivelava note piacevolmente agrumate, sentivo crescere il brivido di una nuova avventura, quella di un torrefattore che ogni tanto si diverte a fare lo scrittore. E non vedevo l’ora di cominciare.